
diari di viaggio
Munchen uber alles (o come diavolo si scrive!)
2 agosto 2007
Mi ritorna la voglia di scrivere sul blog, probabilmente perchè domani è l'ultimo giorno in ufficio e mi sento mooooooolto più serena e tranquilla :-)
Breve comunicazione di servizio: il blog rimarrà chiuso per due
settimane per le mie meritate ferie, anche se probabilmente non si
noterà alcuna differenza visto che il tempo medio di pubblicazione dei
miei post va ben oltre i quindici giorni :-)
Insomma, questo weekend siamo stati a
Monaco di Baviera! Abbiamo deciso all'ultimo momento di festeggiare in questo modo il nostro XI - aaaargh! - anniversario, e dopo tante vacanzine "replica", abbiamo finalmente visitato una città che non conoscevamo.
Venerdì 27.07.2007
Partiamo da Trieste alle 5 ma dobbiamo subito deviare verso l'ufficio
(anche oggi!) visto che non trovo più la stampa della prenotazione
dell'hotel (ovviamente è rimasta sulla scrivania!). Dopo un viaggio
tranquillo e facilitato dal
navigatore che ci ha prestato il papà di Ale (stavolta forse non ci perdiamo :-)), decidiamo di non andare subito a Monaco ma di fare una leggera deviazione per il campo di concentramento di Dachau,
che si trova a una trentina di km dalla città. Posteggiamo nel
parcheggio del campo (3€) e ci avviamo a piedi verso l'ingresso del
campo, che è gratuito. Si possono prendere delle audioguide o comprare
dei libri: io opto per quest'ultima soluzione, visto che due guide del campo in italiano, molto approfondite, mi costano solo 4€ in tutto
(scoprirò nei giorni seguenti che questa è una piacevole caratteristica
di tutti i negozi annessi a musei, castelli e attrazioni turistiche).
Entriamo nel campo, e devo dire che, benchè molto sia stato
ricostruito, tutto è molto toccante. Dopo aver superato il cancello con la tristemente famosa scritta "Arbeit Macht Frei" entriamo nell'edificio principale,
dove una serie di pannelli ripercorre l'ascesa del nazifascismo e la
storia del campo. Alcune immagini, soprattutto quelle relative al
periodo del "terrore" nel campo (Dachau fu il primo campo di
concentramento e l'unico a rimanere attivo per tutta la durata del
regime nazista), sono davvero molto toccanti. Ripercorriamo le stanze
testimoni dell'arrivo dei vari convogli di prigionieri: l'arrivo e la
registrazione, la privazione di ogni bene, la "disinfezione" e il
taglio dei capelli. In mezzo ad una stanza, un banco in legno sul quale
i prigionieri venivano frustati. Alla fine del percorso, una scaletta
sulla destra ci porta nel cortile posteriore: siamo soli, i pochi
turisti sono rimasti all'interno della baracca, e possiamo quasi
sentire i colpi di fucile delle esecuzioni che qui avevano luogo... terribile, fortunatamente il tempo ci dà una mano e il sole allevia un po' l'atmosfera cupa.
Usciti dall'edificio principale, ci dirigiamo alla baracca dei prigionieri:
si tratta in realtà di un edificio ricostruito, perchè le baracche, in
condizioni fatiscenti, sono state demolite dopo la guerra. All'interno
cui sono i dormitori, i bagni, gli armadietti dei prigionieri.
Alcune fondamenta in cemento ricordano la posizione delle altre
baracche, lungo il viale centrale che era il luogo di ritrovo dei
prigionieri lungo i brevissimi momenti liberi alla fine della giornata,
oltre l'enorme piazzale dell'appello dove i prigionieri potevano
aspettare ore che venisse chiamato il loro nome, la mattina e la sera,
spesso al freddo. Alla fine del viale, tre chiese, costruite tra gli
anni '60 e '70, celebrano i diversi culti in un omaggio postumo ai
prigionieri del campo.
Tutto attorno il terribile recinto in filo spinato con le torrette di
guardia, oltre il quale si trova la parte più macabra e toccante del
campo: il forno crematorio e la "stanza delle docce".
Benchè in realtà questa stanza non sia mai stata utilizzata, ritrovarsi
all'interno di questo locale buio e claustrofobico mette davvero i
brividi e fa riflettere a lungo sull'assurdità di quanto successo
durante il regime nazista. Subito dopo le docce, i forni crematori. Questi, invece, sono stati utilizzati abbondantemente.
Ritorniamo mesti ai parcheggi, e ovviamente di che nazionalità sono gli
unici visitatori che ridono e schiamazzano in mezzo al piazzale
dell'appello??? Sono persone così che rovinano la reputazione di noi
italiani all'estero.
Ci rimettiamo in macchina e, dopo una deviazione alla graziosa
cittadina di Dachau (che vanta una storia di 1100 anni ma che è
tristemente nota solo per il campo...) stavolta, grazie al navigatore,
troviamo l'hotel in un battibaleno. Si tratta del Novotel Munchen City,
un quattro stelle prenotato su internet in offerta (camera doppia con
colazione 97 euro a notte - solo la colazione, a testa, sarebbero stati
17 euro al giorno). Lo staff, come letto in precedenza in varie
recensioni su internet, è davvero molto cordiale, e ci assegna subito
la camera, davvero molto bella, pulita e spaziosa. Il bagno è separato
dal wc, e ci sono sia la doccia che la vasca (con un curioso
miscelatore!). Completano la dotazione della stanza Tv sat, minibar con
prima consumazione compresa nel prezzo, cassaforte. L'hotel ha anche
una piscina coperta e un centro benessere, che però in tre giorni non riusciremo a provare!
Sistemiamo le valigie e partiamo subito alla scoperta di Monaco. L'hotel si trova dietro il Deutsches Museum, lungo il fiume Isar,
a una decina di minuti a piedi da Marienplatz, quindi per tre giorni
non prenderemo nessun mezzo pubblico. La zona (come del resto tutta
Monaco!) è molto sicura. Attraversiamo il ponte sul fiume Isar,
fotografiamo il bellissimo edificio delle piscine comunali e,
oltrepassando la Isartor, siamo in centro. Lungo il tragitto ci
accorgiamo immediatamente di due cose:
a) Monaco è invasa dalle biciclette,
che percorrono le piste ciclabili a velocità allucinante e non esitano
a scampanellare se, inavvertitamente, i pedoni sorpassano la linea
(spesso immaginaria!) tra il marciapiede e la pista ciclabile. C'è
realmente da avere paura :-)
b) Le strade di Monaco sono un susseguirsi di locali dove
mangiare di tutto, a tutte le ore: fast food, birrerie, ristoranti, sushibar, locali etnici... decisamente non si muore di fame!
Attraverso il Tal, pieno di negozi, arriviamo in
Marienplatz,
costeggiando l'Altes Rathaus e scoprendo subito che parte degli edifici
della piazza è coperto da impalcature (giusto per non smentirci neanche
stavolta!). Sul Neues Rathaus, però, è stato ovviamente lasciato uno
spiraglio per permettere ai turisti di ammirare il carillon
che, d'estate, si mette in funzione tre volte al giorno (11, 16 e 17).
Siccome mancano pochi minuti alle 16, decidiamo di attendere per
assistere alla rievocazione della celebre danza dei bottai contro la
peste e del matrimonio reale. Puntuale, il carillon parte... ma in
totale silenzio! Devo dire che ci è piaciuto molto di più il carillon
di Praga, benchè durasse meno. Un po' perplessi, cominciamo a girare
per l'Altstadt (il centro) seguendo l'itinerario a piedi
proposto dalla Lonely Planet (a cui stavolta mi sono dovuta adeguare
mancando una Rough Guide solo su Monaco e la Baviera... e infatti ho
dovuto comprare in loco una guida della città viste le scarse
descrizioni della Lonely!!!). Ci colpisce subito il carattere estremamente casinista
di Monaco: c'è moltissima gente per la strada, il che, se da un lato
conferisce a questa città una notevole vitalità, dall'altra parte (sarà
che stiamo invecchiando :-)) risulta a volte un po' fastidioso!
Passiamo davanti alla storica birreria Hofbrauhaus,
dove decidiamo di ritornare poi per cena, e ci spostiamo verso
Max-Joseph-Platz, per ammirare uno degli ingressi della Residenz (che
non visiteremo all'interno per mancanza di tempo) e il bellissimo
NationalTheater, in stile greco. Tutto o quasi, dopo i bombardamenti
della Seconda Guerra Mondiale, è stato ricostruito, ma riproponendo
fedelmente gli originali.
A questo punto la stanchezza comincia a farsi sentire (bene o male
siamo svegli dalle 4!!!), così decidiamo di fare la prima pausa
gastronomica: scegliamo finalmente di provare Starbucks, che a Vienna ci era sfuggito (non sarà molto tipico, ma almeno una pausa globalizzata
in ogni vacanza va fatta!!!). Ovviamente, da italiani, non ci sogniamo
minimamente di assaggiare il caffè e optiamo invece per due frappuccini al cioccolato con la panna montata,
accompagnati da un ottimo brownie alle noci americane e da un muffin ai
due cioccolati. La pausa sulle comode poltroncine del locale ci
rigenera, così siamo pronti per continuare il giro!
Oltrepassando strade, corti nascoste ed una quantità preoccupante di
biergarten (ma quanto mangiano e bevono questi monacensi???), arriviamo
dinanzi alla Frauenkirche, simbolo
di Monaco, le cui torri sono visibili da tutta la città e sono
preservate da una legge comunale che vieta la costruzione di edifici
che potrebbero oscurarne la visuale. Purtroppo, essendo passate le 17,
la chiesa è chiusa, ma apprezziamo comunque la piazzetta davanti, con
una curiosa fontana in cui i monacensi e i turistici si bagnano i piedi
(benchè, rispetto all'Italia, non faccia assolutamente caldo!).
Entriamo in un paio di negozi e grandi magazzini (che chiudono invece
alle 20) e passiamo velocemente per il pittoresco Viktualienmarkt,
che sta invece chiudendo e che ci ripromettiamo di visitare con calma
il giorno dopo. E' ormai ora di cena (almeno per gli standard tedeschi,
visto che sono appena le 19!) così torniamo all'HB
per una tappa folklorica-turistica d'obbligo. Per lo stesso motivo,
ordiniamo una scelta mista di salsicce con crauti e purè di patate e due birre piccole...
ossia da mezzo litro, che per due quasi astemi come noi sono un po'
impegnative (e infatti non riusciamo a finirle!). La qualità del cibo è
media, ma l'atmosfera pittoresca che ci circonda vale assolutamente il
prezzo della cena (22 euro in due). Dopo qualche "Ein prosit!" e
qualche foto rubata ai clienti abituali (davvero pittoreschi con i loro
abiti tipici e i baffoni!), usciamo e riprendiamo la via dell'albergo.
Lungo la strada, presi dalla sete e da un'improvvisa voglia di dolce,
ci fermiamo da McDonald's (seconda pausa globalizzata!) a prendere una
Coca e un Sundae al cioccolato di dimensioni almeno doppie rispetto al
suo omologo nei McDonald's italiani (e lì cominciamo a capire gli
standard tedeschi per quanto riguarda la dimensione delle portate!).
Sabato 28 luglio
Dopo una dormita colossale a cui ultimamente non siamo più abituati, scendiamo a fare
colazione.
E qui capiamo di colpo perchè la colazione costa 17 euro. Ci si para
davanti la scelta più vasta mai vista nei numerosi hotel che abbiamo
visitato: innanzitutto, al centro della sala, un cuoco cucina sul momento
crepes (farcite a piacimento), cialde, frittata e uova all'occhio. Un
numero imprecisato di camerieri gira per i tavoli a offrire caffè,
cappuccini etc, e il buffet straborda di ogni ben di Dio: dal dolce
(panini, brioche, pain au chocolat, torta alle noci, torta
marmorizzata, yogurt, frutta fresca, frutti di bosco, cereali, Nutella
vera, succhi di frutta, spremuta da farsi sul momento, marmellate...)
al salato (brezen, salsicce di
ogni tipo, bacon, frittata, formaggi vari, polpette, insalate, patate
al burro, salmone affumicato, gamberetti in salsa rosa...). Io mangio
senza ritegno cose che a casa non vorrei nemmeno guardare, mentre Ale si limita al giro dolce.
Pieni come porcellini (e infatti non pranzeremo!) ci avviamo verso il vicinissimo Deutsches Museum,
l'immenso museo della Scienza e della Tecnica in cui abbiamo in
previsione di passare l'intera giornata. Il biglietto costa 8,50€ e
sono disponibili delle audioguide, ma io opto per la solita guida
cartacea (di circa 200 pagine!) che anche qua costa solo 4€. Cominciamo
dal primo piano, e cerchiamo di seguire l'itinerario proposto dalla
guida. Dopo dieci minuti all'interno del museo, capiamo che sarà
impossibile visitare tutto, così scegliamo a priori cosa approfondire e
cosa tralasciare. Cominciamo con la sezione dedicata alle estrazioni
petrolifere, per poi passare alla parte più interessante del museo, nel
seminterrato: la ricostruzione perfetta di una miniera,
con tanto di umidità, cunicoli, carrelli e ingranaggi ancora
funzionanti (che vengono messi in moto nel corso di alcune
dimostrazioni fissate durante in giorno). Davvero molto suggestivo. A
seguire, continuiamo l'esplorazione del pianterreno: energia elettrica,
navigazione (con un veliero che troneggia in mezzo alla sala e la
ricostruzione dell'interno di una nave), energia idraulica, ingranaggi,
macchine motrici, aeronautica (con decine di aerei!)... le ore passano,
e la nostra stanchezza aumenta. A tutto ciò si aggiunge il fatto che le
didascalie sono solo in tedesco, e perciò ci sfugge il senso di molte
dimostrazioni interattive. Dopo aver visitato velocemente alcuni dei
piani superiori, decidiamo, verso le 14, di abbandonare e di rinviare
la visita del resto del museo ad un prossimo weekend a Monaco. Torniamo
perciò un'oretta in hotel per un po' di riposo ed un'imprevista pennichella :-)
Dopo la siesta ci ributtiamo in centro, e andiamo subito al Viktualienmarkt,
il pittoresco mercato di frutta e verdura vicino Marienplatz. Ci
colpisce subito l'elevato numero di stand che offrono frullati e
centrifughe di frutta e verdura: assaggiamo quindi un buonissimo frullato kiwi-banana-arancia
e continuiamo il giro verso la Residenz e Odeonplatz. Tocchiamo il muso
ai leoni sul portale principale della Residenz (dicono che porti bene!)
e entriamo nel bellissimo Hofgarten, il giardino reale. Ci
spingiamo fino quasi ai limiti dell'Englischer Garten, che abbiamo in
previsione di visitare domani. Ci fermiamo un attimo su una panchina,
in totale silenzio e tranquillità, e da una siepe spuntano tre leprotti... che bello!
Torniamo indietro per vedere l'Asamkirche,
che riusciamo però solamente a sbirciare in fretta visto che stanno
celebrando un matrimonio. A quel punto urge un'altra pausa Starbucks...
altro frappuccino e altro brownie! Ormai ne siamo dipendenti
(soprattutto per il brownie, visto che il frappuccino ha assolutamente
troppi pezzi di ghiaccio e ci fa venire il mal di testa!).
Stasera per la cena optiamo per un'altra storica birreria: la Augustiner.
La sala più bella è quella a cui si accede entrando dalla porta a
destra, ovviamente noi lo scopriamo dopo così entriamo a sinistra e ci
sistemiamo su un tavolone di legno comunque molto suggestivo. Peccato
che due secondi dopo un gruppone di tedeschi che festeggiano un addio
al celibato in fondo alla sala cominci a cantare a squarciagola...
Addio tranquillità!
Questa volta niente birra, ci beviamo uno dopo l'altro due bicchieroni
di Pepsi a testa(sotto gli sguardi truci del cameriere...),
accompagnati da uno stinco con crauti per Ale e da una schnitzel con
patate fritte e insalatina (condita alla tedesca con cipolla e salsine
varie) per me. Il conto finale è più salato della HB (40,10 euro).
Dopo cena passeggiamo fino a Karlsplatz
(chiamata dai monacensi Stachus) e torniamo all'hotel. Abbiamo una
mezza intenzione di andare in piscina (aperta fino alle 23) ma la
stanchezza prevale e anche stasera andiamo a nanne presto!
Domenica 29 luglio
Ultima giornata a Monaco, e, contrariamente alle previsioni, decidiamo
di non tornare in centro (rimandiamo pertanto la visita dell'Englisher
Garten e dell'interno della Residenz alla prossima volta!) ma di
sfruttare il navigatore
per raggiungere in auto alcune attrazioni più periferiche. Affrontiamo
così l'ultima pantagruelica colazione, facciamo check out, paghiamo il
parcheggio coperto interno (17 euro al giorno) e impostiamo il
navigatore sull'OlympiaPark, il
villaggio olimpico della kermesse del 1972, quella del tragico
attentato alla squadra israeliana. Il parcheggio del comprensorio è
caretto (per circa una ventina di minuti paghiamo 3,50€), ma permette
di raggiungere i cancelli in men che non si dica. Troviamo, nonostante
l'ora (le dieci scarse di domenica mattina) e il tempo nuvoloso,
comitive di giapponesi in visita guidata allo stadio; noi ci limitiamo
ad un breve giro per ammirare la struttura ipermoderna che collega lo
stadio olimpico alla piscina, risaliamo in macchina e reimpostiamo il
navigatore, questa volta sul castello di Nymphenburg,
nella periferia ovest della città. Quando arriviamo scopriamo che i
parcheggi non si pagano, così come la visita del parco. Decidiamo, dopo
un paio di foto all'esterno del castello (caratterizzate dalla presenza
di decine di strani volatili pennuti simili alle anatre che svolazzano e scacazzano in ogni dove), di visitare anche le stanze all'interno; il biglietto costa 7 euro, l'immancabile guida in italiano
4€ (attenzione che ce ne sono due, una più sottile e l'altra, di colore
verde, più grossa e molto completa; inspiegabilmente, la prima costa
6,50€ e la seconda 4€), e il negozio dedicato a Ludwig è davvero
fornitissimo.
La visita dura pochissimo e, a parte il salone iniziale e la "Galleria delle Bellezze",
con i quadri delle belle donne secondo Ludwig I (una delle quali, Lola
Montez, lo costrinse ad abdicare), non è un granchè. Come al solito,
l'aver visitato Schonbrunn e Versailles ci fa restare sempre un po' insoddisfatti in queste occasioni.
Finita la visita al castello e ammirati i bei giardini sul retro,
riprendiamo la macchina e, questa volta definitivamente, decidiamo di
lasciare la città. Decisi comunque a sfruttare per intero la giornata e
indecisi sul da farsi, alla fine optiamo per un tour in macchina della
regione dell'Alta Baviera, a sud di
Monaco e al confine con l'Austria. Anche in questo caso il navigatore
ci è di grande aiuto; superiamo Bad Tolz (famosissima cittadina
termale), Lenggries e, attraverso una strada privata a pagamento (3€)
costeggiamo il bel lago di Walchensee,
dove - miracolo! - non troviamo nessun turista ma solo moltissimi
tedeschi che fanno il bagno nelle gelide acque del lago (benchè la
temperatura esterna sia a malapena di 19 gradi!). Da lì decidiamo di
raggiungere la cittadina di Mittenwald, sul confine con l'Austria, la cui descrizione sulla Lonely ci ispirava parecchio. Scelta azzeccatissima! Si tratta di un delizioso paesino dalle case decorate, tranquillo ma al tempo stesso pieno di vita, che sembra uscito da una favola. Le case sono una più bella dell'altra,
il campanile è interamente decorato da un coloratissimo trompe-l'oeil e
lungo le strade principali scorrono dei canali con acqua limpidissima.
Ci sembra il posto giusto per pranzare (sono le tre passate e la
colazione è già digerita :-)) così scoviamo un caratteristico biergarten
e ci gustiamo salsicce, leberkase (una specie di polpettone), una
deliziosa kartoffelnsalat e due eischocolade, di ottima qualità e ad un
ottimo prezzo (30€ per due piatti unici, due coche, due eischocolade).
Dopo le ultime fotografie è giunto veramente il momento di tornare in
Italia; stavolta passiamo per Innsbruck (e il costoso EuropaBrucke - 8
euro) e il Brennero, e alle 22 circa siamo a casa.
Considerazioni finali sulla città: simile in alcune parti a Vienna e alle altre città mitteleuropee, è spesso molto - troppo -
caotica,
che però significa anche piena di vita. Ci sono centinaia di locali che
fanno di tutto e che sono sempre, a tutte le ore, pieni di gente che
beve, mangia e soprattutto SI DIVERTE: sembra proprio che i monacensi sappiamo godersi la vita.
L'unica preoccupazione, passeggiando per le vie di Monaco, è data dal circolare impazzito delle biciclette, a volte pericolose.
Nel complesso, comunque, si tratta di una bella città in cui certamente
torneremo per approfondire o scoprire le molte, troppe cose che
stavolta abbiamo dovuto tralasciare.
à la prochaine :-)